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Ambiente e Natura

Stampa  E-mail  Venerdì 30 Gennaio 2009 09:23
AMBIENTE E NATURA

Immagine Ambiente e Natura Porto ViroL'attuale territorio polesano è, dal punto di vista geologico, di formazione recente, frutto degli apporti alluvionali dell'Adige e del Po e dell'azione dell'uomo. Questi, infatti, ha fissato i caratteri principali del paesaggio attraverso lavori di bonifica e di arginatura dei maggiori corsi d'acqua. Per capire l'origine di questo territorio bisogna risalire almeno al Pliocene (10-12 milioni di anni fa).

 

Immagine Ambiente e Natura Porto ViroCon la fine delle glaciazioni, circa 10.000 anni fa, abbiamo buona parte della pianura padana già formata. Il paesaggio subisce una mutazione in conseguenza dell'aumento del livello del mare, dovuto allo scioglimento dei ghiacciai.
Diversamente che in molti altri territori, quello che possiamo vedere oggi in Polesine, è un paesaggio molto giovane formatosi, nel caso del delta, anche in poche centinaia di anni. Qui infatti, l'azione dell'uomo non è un semplice sovrapporsi ad uno scenario già fissato nei suoi caratteri principali; molto spesso è, invece, una completa sostituzione di elementi umani a quelli naturali, come nel caso della messa a cultura di zone paludose o vallive. Oppure è un radicale mutamento ambientale come quello che seguì, ad esempio, il cambiamento artificiale del corso del Po nel 1604 che portò alla formazione del delta attuale. Se quindi non è sempre vero che gli aspetti naturali superano quelli umani in ordine di tempo, è per la sua importanza che per primo deve essere preso in considerazione il sistema idrografico. Il Polesine è attraversato infatti dai due maggiori fiumi italiani, il Po e l'Adige, che, prima delle attuali arginature che ne fissano il corso, spesso hanno alluvionato la pianura, colmando le zone più depresse con spessi pacchi di sedimenti sabbiosi, argillosi e limosi. Un complesso di segni lasciato dall'attività dei fiumi sono i paleoalvei, ovvero antichi alvei abbandonati, spesso utilizzati come percorsi stradali perché rilevati di 1-2 metri sul piano di campagna. Questo rilievo è dovuto al fatto che i fiumi, esondando, depositano i sedimenti più grossolani in prossimità del loro corso mentre quelli più fini si disperdono nella piana circostante.

A volte un grosso fenomeno di rotta portava al cambiamento del corso del fiume. Il corso originario progressivamente si impaludava fino al totale interramento. Quello che rimane sono lunghe serie di dossi, larghi anche qualche centinaio di metri nel caso di antichi corsi del Po. Il costante alluvionamento della pianura, non impedito da interventi artificiali, porta ad un innalzamento non solo dell'alveo e delle sponde dei fiumi ma, seppure in minor misura, della piana inondabile. Questo aumento del livello è in parte compensato dal costipamento differenziato degli apporti alluvionali. Esso consiste in una diminuzione d9i volume dei sedimenti proporzionalmente al loro contenuto d'acqua. Conglomerati, calcari e arenarie si costipano relativamente poco, mentre fanghi, torbe ed altri sedimenti organici possono ridurre notevolmente il loro volume. Questo fenomeno provoca quindi un abbassamento del piano di campagna non omogeneo ma più o meno accentuato in dipendenza della natura dei sedimenti. Ciò è una delle cause del formarsi di depressioni (bradisismo negativo) che raggiungono anche 2-3 sotto il livello del mare. L'abbassamento del suolo è dovuto anche alla natura del substrato profondo della natura. Si è potuto constatare infatti, che le aree maggiormente depresse si trovano in corrispondenza delle sinclinali della dorsale ferrarese, mentre abbassamenti meno sensibili si registrerebbero sopra le strutture anticlinali. I movimenti della tettonica inoltre hanno determinato avvallamenti e innalzamenti del suolo, seppur minimi anche in epoca storica. Ulteriori fenomeni di subsidenza si sono manifestati in tempi recentissimi per l'estrazione di acque metanifere per scopo industriale. Un'alta formazione naturale caratteristica del paesaggio polesano sono i cordoni di dune (cordoni sabbiosi che si elevano di alcuni metri sulla pianura circostante) che tagliano in senso nord-sud la parte orientale della provincia di Rovigo, dividendo l'area deltizia dalla bassa pianura dell'entroterra. I cosiddetti cordoni litorali corrispondono ad antiche linee di costa che, come abbiamo precedentemente indicato hanno subito notevoli variazioni nel corso dei millenni a causa dell'avanzamento arretramento del mare. I "tomboli" sono, invece, strutture di dimensioni ridotte di formazione prevalentemente marina che indicherebbero le fasi di accrescimento di antichi delta, anch'essi spesso modificati da cambiamenti, naturali ed artificiali del corso del Po. In generale, dunque quella che appare a prima vista una pianura piatta e uniforme è, in realtà caratterizzata da un sistema di alti e bassi morfologici di diversa natura che condizionano in primo luogo il drenaggio naturale. I corsi d'acqua tendono ad inalvearsi secondo le complesse linee di pendenza, mentre le acque dei bacini interfluviali tendono a stagnare nelle zone più depresse e dove trovano ostacoli frapposti al loro deflusso come dossi fluviali o le dune fossili di basso-polesano. L'antropizzazione del territorio, cioè l'intervento dell'uomo sugli elementi naturali, è sempre stata caratterizzata da un insieme di forme di adattamento alle condizione ambientali e di azioni modificatrici delle stesse. L'azione dell'uomo diviene pertanto una componente essenziale del paesaggio. La storia antica del territorio è dunque piuttosto varia: un susseguirsi di momenti di forte antropizzazione a fasi di prevalenza degli elementi naturali.

Dal punto di vista storico, geografico, naturalistico e anche semplicemente per l'interesse turistico si possono distinguere vari ambienti, ognuno con caratteristiche peculiari.

Contemporaneamente all'innalzamento delle catene alpine e appenninica, tutta la Pianura Padana era occupata da un lungo braccio di mare, (continuazione della depressione adriatica) e il fondo di questa enorme fossa era notevolmente irregolare a causa di movimenti di compressione che creavano un alternarsi di rilievi e avvallamenti (anticlinali e sinclinali).
Tali strutture costituiscono, nella nostra zona, la cosiddetta dorsale ferrarese, continuazione, ora sepolta, della catena appenninica. Nel Pliocene inferiore i monti Lessini, i colli Euganei e i Berici e parte della dorsale ferrarese, emergevano dal mare assieme a zone pianeggianti tra cui quella che si estendeva dal ferrarese a parte dell'attuale delta del Po. Nei periodi successivi (Pliocene medio e superiore) cominciarono a manifestarsi nell'area deltizia dei fenomeni di sprofondamento che portarono alla sua sommersione. La flora che popolava queste pianure costiere era costituita da olmo, quercia, carpino nero, ontano. L'alternarsi di fasi di sommersione ed emersione di lembi di pianura, prossimi ai rilievi alpini ed appenninici, dominato da climi relativamente temperati, si protrasse per alcuni milioni di anni fino al quaternario medio (1.000.000 di anni fa) cioè fino a quando un radicale mutamento del clima, in senso freddo, porterà al fenomeno delle glaciazioni. Il considerevole aumento dei ghiacciai fu causa dell'abbassamento del livello del mare. Il corso del Po, in questo momento, doveva trovarsi più a sud, rispetto a quello attuale, attraversando probabilmente la pianura emiliano-romagnola. Il forte ritirarsi della linea di costa, poi, lo portò a sfociare all'altezza di Ancona, percorrendo la valle formatasi al posto dell'Adriatico settentrionale. Il clima freddo causò la scomparsa della flora di tipo caldo ed il paesaggio, profondamente trasformato, si popolò di rade betulle e pini in un aspetto di tundra.

RAMI DEL PO
po-maistraSei sono i rami attivi principali che sboccano in Adriatico sul versante polesano. Il Po di Goro, il più a sud, fa da confine con la provincia di Ferrara. Risalendo verso nord, troviamo le foci del Po di Gnocca o Donzella, del Po delle Tolle, del Po di Pila, del Po di Maistra e del Po di Levante. A queste si potrebbero aggiungere le due bocche di Scirocco e Tramontana che, in effetti, sono due brevi rami del Po e costituiscono con il Po di Pila, da cui si dipartono, la cuspide estrema del delta verso il mare.


Le rive sono quasi sempre ricoperte di salici, pioppi e robinie, oltre ad una ricca vegetazione erbacea. Verso la foce, vicino all'acqua, troviamo distese di cannuccia (fragmite): qui alberga una fauna numerosa, soprattutto uccelli (tarabusi e tarabusini, folaghe, gallinelle, martin pescatore, pendolini, ecc.). Fermarsi in questi luoghi, addentrarsi nel folto della vegetazione, cercare il sentiero nascosto, ascoltare i rumori tentando di riconoscerli, chinarsi sui fiori e sulle erbe spontanee è come entrare nel mondo del fiume. Canne, ma anche dulcamara, convolvolo, equiseto, nontiscordardimé, menta acquatica, iris, e poi, galleggianti sui laghi gi golena, le ninfee bianche, i gialli nannuferi, i ranuncoli di fiume, la castagna d'acqua, la lenticchia d'acqua, la felce d'acqua.


VALLI DA PESCA
valliLe valli da pesca sono ampie estensioni di acqua salmastra delimitate da arginelli, comunicanti a mezzo di chiaviche con il fiume e con la laguna. L'importante attività di pesca legata alle valli si basa sulla tendenza migratoria di molte specie di pesci che periodicamente si spostano dal mare al fiume e dal fiume al mare. Tali spostamenti vengono sfruttati prima portando cefali, anguille, orate e branzini nella valle, nelle cui acque tranquille e riparate il pesce trova la pastura adatta alla crescita; poi, al momento della discesa a mare, incanalando i pesci verso i "lavorieri" dove vengono pescati. La ricchezza di fauna acquatica attira nella valle molte specie di uccelli: garzette, aironi, cormorani, cavalieri d'Italia, e altri ancora, tra cui molte specie di anatre, che d'inverno sono preda dei cacciatori. Oltre che per l'aspetto paesaggistico e naturalistico, l'ambiente delle valli si caratterizza per le tipiche costruzioni: il cason di valle, con il grande camino semicircolare, dimora del proprietario e ricovero dei guardiano; il cassonetto, locale adibito al ricovero degli attrezzi; la cavavalli2na ricovero delle barche. Nel Delta vi sono 24 valli da pesca o Aziende Faunistico Venatorie che occupano 3000 ettari nel comune di Rosolina, 1500 in quello di Donada, 2000 Contarina e 1650 Porto Tolle. In passato erano cinquanta. Valle Mea fu bonificata dal 1954 al 1957, Moceniga Po di Tramontana nel 1956. A Mea, nel 1856 era stata installata la prima macchina a vapore per la brillatura del riso.

 

LAGUNE
tramonto-lagunaSe la valle è ambiente interamente governato dall'uomo, la laguna consiste invece in bacini liberi di acqua salmastra, in parte delimitati verso il mare da cordoni di dune sabbiose o scani (ambienti con caratteristiche peculiari), e dalla parte del fiume da barene. Su queste ultime è facile osservare la salicornia, pianta carnosa che assume un bel colore rosso verso la fine dell'estate, il limonio dai bei fiori violetto, e la pulcinella, un'elegante graminacea. Le lagune sono due: Caleri e Vallona.


SACCHE
Le sacche sono insenature del mare. L'acqua è salata. Le sacche, con le loro bordature di canna, gli isolotti che qui chiamano bari i più piccoli e bonelli i più grandi, sono uno degli elementi più interessanti del paesaggio del Delta, di cui caratterizzano il limite verso il mare. La Sacca di Goro, quella Scardovari, il Canarin, la Sacca di Calèri sono le maggiori.


AMBIENTE NATURALE
golenaLe condizioni ambientali che caratterizzano l'età romana furono favorevoli al popolamento della bassa pianura e al suo sfruttamento. Un clima caldo arido permise una certa stabilità del corso dei fiumi ed opportune opere di bonifica ed arginature consentirono la messa a coltura anche di zone altrimenti paludose. Il mare era separato dalla terra ferma dalle lagune che si estendevano lungo tutto l'arco dell'Adriatico settentrionale da Grado a Ravenna. Nell'ambiente lagunare la flora era costituita da canne, giunchi, salicornie, sparti e salici mentre sui cordoni di dune del litorale si trovavano il leccio, la farnia ed il pino. Per quanto riguarda l'assetto idraulico, si accentua la tendenza allo spostamento verso sud del delta padano. I rami con maggior portata dovevano essere quelli del ferrarese in particolare il Po di Volano, su cui in età medievale, sorgerà l'abbazia di Pomposa. Una dettagliata descrizione del Delta in età romana ci è fornita da Plinio il Vecchio nel suo "Naturalis Historia". L'autore elenca sette rami principali a partire da sud: Messanicus, Eridanus, Caprasia, Sagis, Volane, Carbonaria, Fossiones ac Philistina, Tartarus, possiamo dire che i rami interessanti il territorio polesano dovevano essere gli ultimi tre, grosso modo corrispondenti al Po di Goro ed ai rami settentrionali, ormai minori, del Po cui si aggiungeva il Tartaro.


porto-darsenaIl protarsi del Delta verso il mare comportò un ulteriore avanzamento della linea di costa; fra l'antico lido di epoca greco etrusca e quello romano dovevano estendersi le "Atrianorum paludes" o "Septem Maria" come Plinio definisce il tratto di laguna antistante Adria e che separava dal mare aperto. Su questo complesso sistema idrologico o romani intervengono in modo massiccio operando arginature artificiali, la riattivazione di vecchi alvei e l'impostazione di una rete di canali di drenaggio e per la navigazione interna. La regimazione dei fiumi e la bonifica di ampie zone vallive, permise la creazione del tradizionale sistema di messa a coltura romano: la centuriazione. Essa consisteva nella suddivisione dei campi con un impianto a scacchiera; gli agrimensori tracciavano sul terreno gli assi centuriali normalmente in senso N.-S. e W.-E. Centuria è un termine militare e indicava un gruppo di cento armati. La centuria agraria (circa 735 metri di lato) veniva suddiviso tra 100 coloni in genere ex militari che ricevevano in questo modo una specie di liquidazione. Tracce dell'antica maglia centuriale sono state individuate tra Rovigo e Adria, nella zona compresa tra Canalbianco e la provinciale Rovigo Anguillara per un'estensione di 250 kmq. L'attuale ordinamento dei campi corrisponde alla bonifica veneziana del XVI sec. che non ha del tutto cancellato, quella romana precedente che appare abbastanza chiara nelle foto aeree. Oltre alle divisione dei campi ed al relativo sistema di drenaggio, un altro elemento costitutivo della centurazione sono le strade. La cosiddetta "strada per Villadose", dal nome del piccolo centro ad est di Rovigo cui passa vicino per portarsi verso la laguna veneta, potrebbe essere il decumano massimo: l'asse principale sul quale era impostata tutta la maglia centuriale.

LA FLORA
Per parlare della flora del Delta del Po seguiamo un itinerario che dalle zone più prossime al mare aperto procede verso l'interno nella terraferma.pioppi Dopo la spiaggia, battuta dalle onde, il primo fiore che si incontra è quello violaceo della "zucchetta di mare". Le dune fossili presenti nel Delta sono popolate da grosse graminacee, ma ogni tanto spiccano brevi distese di "convolvolo delle sabbie" dalle foglie carnose con fiori rossastri e tappeti di "silene conica". Di particolare interesse la "oenothera biennis" di origine nordamericana che emette il primo anno una rosetta di foglie simile alla cicoria ed il secondo uno scapo fiorito alto fino a due metri e ricchissimo di fiori giallo oro. Dietro le dune i terreni ricchi di argilla consentono la presenza dell'"asparago pungente", della "piracanta", del "ginepro" e dell'"olivello". boscaioloNelle "lagune vive" o "sacche", cioè quegli specchi d'acqua che si trovano in comunicazione diretta e costante con il mare, si trovano essenzialmente la "canna da palude", rare presenze di "vilucchione" dalle campanelle bianche e l'"amorpha fruticosa" dai fiori eretti color rubino. Ben maggiore ricchezza presenta la flora nelle valli. Nella grande varietà di piante presenti possiamo citare la "spartina", la "salicornia fruticosa" chiamata "grassella", il "limonium volgare" e la "artemisia marittima". Assai particolare è la flora degli specchi d'acqua dolce dal corso più lento (le golene, le insenature lungo i rami del Po) dove è facile incontrare la "nymphoides peltata", un particolare tipo di genziana. Dalle acque più profonde affiorano la "ninfea bianca" e il "polygornum amphibium" dalle infiorescenze rosa che sporgono erette sul lungo stelo. pioppetoSulle dune ancora superstiti, dopo le selvagge escavazioni di questi ultimi decenni, sono ancora presenti aree boscose con "lecci", "farnie", "pioppi bianchi" e "pioppi tremuli".

In un strato più basso si trovano "carpini" e "melo selvatico" affiancati da cespugli di "ligustro", "biancospino e "prugnolo". Le pinete (Donada -Contarina e Rosolina Mare) sono dominate dalla contemporanea presenza del "pino domestico" e dal "pino marittimo".

 

LA FAUNA
fauna-nutriaDei dieci ordini nei quali la zoologia suddivide la classe degli uccelli acquatici ben sette sono presenti nel Delta in forma stanziale, migratoria o di passo. Alla famiglia dei pelicaniformi appartiene il "cormorano"( o "marangone"). Nidificanti sono invece il "tuffetto" e lo "svasso maggiore". Ai margini delle valli da pesca, nelle acque basse, è possibile incontrare l' "airone rosso" e soprattutto la bianca, elegantissima "garzetta". Il folto dei canneti costituisce invece la dimora preferita del "tarabuso". Soprattutto come migratori compaiono, in alcune zone, l' "airone rosso" e l' "airone cenerino". Non di rado, nel Delta, è possibile anche ammirare stormi di oche: l' "oca selvatica", la "granaiola", la "lombardella" e la bellissima "volpoca" dalla vistosa livrea. fauna-riccioI rallidi più diffusi, abitatori dei canneti ai margini dei corsi d'acqua, sono il "porciglione", il "voltolino" e la "schiribilla". Le superfici fangose ai bordi delle lagune sono invece il regno dei limicoli. Oltre al "beccaccino", e al suo parente più piccolo "frullino", si incontrano la "pittima reale", il "piro piro", la "pettegola" e il "chiurlo" dal lungo becco curvato in giù. Curvo verso l'alto è invece il becco dell'"avocetta", piuttosto rara nel nostro Delta mentre è riapparso, da qualche anno in prossimità di Albarella, il "cavaliere d'Italia".